9 settembre 2015

Festival di Venezia 2015, Bellocchio divide

Sangue del mio sangue

Sangue del mio sangue di Marco Bellocchio

Dopo la scorpacciata di glamour e mondanità con lo sbarco in Laguna dei grandi nomi di Hollywood, come Johnny Depp, Dakota Johnson e Kristen Stewart, ieri al Festival di Venezia si è tornato a parlare di cinema d’autore con la proiezione di uno dei tre film italiani in concorso: Sangue del mio sangue di Marco Bellocchio.

Prodotta da Kavac Film, con Ibc Movie di Beppe Caschetto e con Rai Cinema, la pellicola porta di nuovo in concorso alla Mostra del cinema il regista italiano, che dopo le contestazioni a Bella Addormentata aveva giurato di non metterci più piede.

“Siamo tutti dentro le istituzioni, accettare il concorso attira l’attenzione, non c’è niente da fare e mi sono detto chi sono io per rifiutarlo e magari togliere a questi magnifici attori possibilità di maggiore visibilità. Dunque eccomi qua, sono pronto per il bene del film”.

Il film, accolto con tiepidi applausi dal pubblico veneziano, racconta una storia che si svolge nello stesso posto, in due momenti diversi: a Bobbio nel XVII secolo, dove una suora viene condannata e murata viva per aver avuto una relazione con due uomini, e secoli dopo, quando un ispettore ministeriale scopre che l’edificio è ancora abitato.

“Bobbio è il mondo dove da ragazzo ho vissuto l’isolamento paesano e dove oggi che tutto è frammentato, con una parola impronunciabile ‘globalizzato’, è diventato aperto”, ha detto il regista piacentino di Pugni in tasca e L’ora di religione è stato accolto con brevi applausi.

Il regista 75enne, che ha appena finito le riprese di Fai bei sogni, tratto dal bestseller di Massimo Gramellini, ha detto di aver voglia “di essere libero, di badare alla qualità certamente, ma anche di fare quello che sento senza pianificare tanto. Vivo un tempo in cui o ti rimbambisci, ti deprimi o cerchi di divertirti con quello che fai e magari sei pure in una dimensione compulsiva da due film l’anno che dentro di te servono ad allontanare lo spettro della morte”.

La pellicola è a tutti gli effetti un family affair: il figlio Pier Giorgio è protagonista con tre ruoli diversi, il prete e il soldato di ventura entrambi soggiogati dalla suora Benedetta (Lidiya Liberman) e il cialtrone contemporaneo che vuole ingannare un riccone russo vendendogli le prigioni antiche di Bobbio dove nel ’600 era stata torturata la sciagurata monaca.

Nel cast anche la sorella Elena, il fratello Alberto e attori cari al regista come Roberto Herlitzka (Aldo Moro di Buongiorno Notte), Toni Bertorelli, Filippo Timi, Alba Rohrwacher.

Sempre in concorso è stato presentato il film d’animazione in stop-motion Anomalisa, diretto da Charlie Kaufman e Duke Johnson: parla di un oratore motivazionale, molto famoso, che viaggia per il paese e riesce ad aiutare molte persone, mentre la sua vita diventa sempre più monotona, finché non incontra una ragazza.

Il terzo film in concorso è stato Abluka di Emin Alper: ambientato a Istanbul in un momento di grande tensione politica, il film racconta di Hamza, un ufficiale di polizia di alto grado, che offre a Kadir di liberarlo dal carcere con la condizionale. In cambio Kadir deve lavorare come netturbino: durante un turno di lavoro incontra il fratello minore Ahmed.

Sempre ieri è stato consegnato il Leone d’Oro alla carriera: quest’anno al regista, sceneggiatore e produttore francese Bertrand Tavernier.

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