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Carnevale di Venezia, Ballo del Doge 2017: anticipazioni esclusive

Intervista a Antonia Sautter organizzatrice dell'evento più esclusivo del Carvevale di Venezia, Il Ballo del Doge di cui si sono aperte le iscrizioni in queste ore

Antonia-Sautter-a-lavoro

Mancano ormai pochi mesi all’evento maggiormente atteso dell’anno: Il Ballo del Doge, che celebra il carnevale più chic ed esclusivo del mondo presso Palazzo Pisani Moretta a Venezia, grazie al genio della stilista Antonia Sautter.

La 24esima edizione si terrà il 25 febbraio 2017 e – sebbene non siano ancora state svelate anticipazioni ufficiali – viene annunciata così: “VENEZIA È, so Splendid, so Magic, so Glam, so You!”. Le prenotazioni sono già aperte, intanto durante un pomeriggio nella città più romantica d’Italia abbiamo colto l’occasione per prendere un caffè nell’atelier di Antonia Sautter, scoprendo così la persona dietro all’artista e all’organizzatrice di eventi.

Antonia Sautter ci ha incantate con il racconto di qualcosa di inedito che solo Luxgallery potrà mostrarvi, in attesa del prossimo Il Ballo del Doge al quale ovviamente parteciperemo (e dovreste farlo anche voi!).

Trovarmi qui davanti a lei e poterla intervistare è una forte emozione. Ho così tanto da chiederle… Da dove vogliamo partire? Dall’inizio?
Sì, possiamo cominciare da quando ero piccola, perché in fondo ognuno di noi in qualche modo decide inconsapevolmente quale sarà la sua strada sin da allora. A me è stata trasmessa questa grande passione da mia madre; con il tempo è diventata una professione, fatta di pragmatismo e creatività fusi insieme.

Qual è il segreto del suo successo?
Io credo che per essere veramente creativi occorra sentirsi felici. Ho sempre dubitato degli artisti inquieti, soprattutto se si parla di lavori che richiedono sì fantasia, ma al contempo manualità: in questo senso la realizzazione di un abito va vista come una sorta di meditazione e divertimento; infatti, il momento migliore della mia giornata è quando mi trovo in atelier e sento nascere la magia.

Chiuso il sipario anche lei torna a casa: com’è la sua dimora privata?
A differenza di quanto ci si potrebbe aspettare, la definirei un grande laboratorio, poiché regna sovrano il caos! In effetti, ora che ho quasi sessant’anni ammetto di volerla sistemare… è tempo di crescere un po’. Ho mantenuto tutto come era una volta, mi sono ricavata solo un posto per dormire e il resto è pieno di libri, riviste, fogli, carte disordinatissime.

Antonia Sautter, Ballo del Doge 2017

Quali sono gli elementi più spinosi del suo lavoro?
Posso dire di essere riuscita a fare ciò che sognavo sin da bambina, ma ho pagato un prezzo altissimo. Se all’inizio si trattava di un gioco e di pura gioia, con gli anni ho dovuto imparare a mettere ordine e a organizzare una macchina complessa costituita da alcuni collaboratori fissi più, in occasione de Il Ballo del Doge, centinaia di artisti da dirigere, professionisti a cui voglio trasmettere la mia visione delle cose, scenografi, tecnici e così via.
Insomma, tutto parte da un mio sogno e da una mia idea, intuizione o emozione, ma poi ho bisogno dell’aiuto degli altri per metterla in pratica a livelli tanto alti. Pochi lo sanno, eppure un evento del genere per essere allestito alla perfezione ha bisogno di almeno un anno intero di lavoro.

E qual è, invece, l’aspetto che più le piace?
L’emozione della creazione, da sempre. Avevo una mamma piena di fantasia, per di più dotata di una capacità manuale incredibile: sapeva cucire, dipingere, realizzare abiti e a me ha sempre affascinato molto il processo attraverso il quale si trasforma un’idea in qualcosa di concreto, tangibile, che procura piacere ed è bello.
Ricordo ancora la gioia del pomeriggio in cui provavo l’abito che avrei indossato per Carnevale, poiché mia madre aveva capito quanto importante fosse farmi viaggiare nel tempo, nella storia e nello spazio. Il primo vestito che mi aiutò a realizzare lo avevo visto nelle pagine di un’enciclopedia ed era indossato da alcune danzatrici di Bali che avevano catturato la mia immaginazione.
All’epoca, però, non pensavo che questo sarebbe diventato il mio lavoro: per tanti anni è stato solo una distrazione, una maniera per rendere reali luoghi forgiati dalla mente o studiati nei libri. Sempre mia madre ci faceva documentare a fondo su tutti i personaggi interpretati, scoprendone la storia e le gesta; in pratica imparavamo senza studiare davvero, perché le loro biografie erano percepite da noi bambini come favole.

Qualche anno fa ha scelto di dedicare Il Ballo del Doge alle grandi donne della storia. Come mai?
Mi fa molto piacere che lo ricordi, perché è stata una delle edizioni più emozionanti per me. Mi hanno sempre ammaliata le donne che, nonostante tutto, sono riuscite ad avere un ruolo fondamentale nella storia e ho così voluto dedicare proprio a loro un mio evento.
I tre piani del palazzo erano suddivisi in tre diverse tipologie di regine: al piano terra quelle che hanno lasciato un segno con la loro eleganza e la personalità forte, come Elisabetta I d’Inghilterra, Maria Antonietta, Maria Teresa d’Austria, Caterina Cornaro, Caterina II di Russia, Isabella di Castiglia ecc; al primo piano c’erano invece le regine a metà tra il mito e la leggenda, tra cui Salomè, la regina di Saba e Cleopatra; infine, al terzo piano si trovavano le stupende figure dell’immaginazione, quali la Regina delle Fate, quella della Notte e molte altre.

È divenuta celebre, al di là de Il Ballo del Doge, anche la sua collaborazione con Kubrick per il film “Eyes Wide Shut”. Ci svela quale retroscena inedito?
Mi trovavo nella mia boutique quando un giorno arrivò un signore che aveva sentito parlare delle mie maschere grazie al passaparola: stava lavorando a un’importante produzione cinematografica di cui non fece il nome e chiese di poter vedere alcuni pezzi. Io gli mostrai gli stili più disparati, lo portai addirittura nei magazzini per scovare qualcosa di vecchio che potesse tornargli utile; alla fine lui se ne andò via con una quantità immensa di materiale.
Solo in un secondo momento venni a sapere che si trattava dell’assistente di Stanley Kubrick, mandato a Venezia al suo posto a causa di problemi di salute del regista. Venne da me più volte e ogni sera mi salutava facendo imballare in un grande cartone una quantità immensa di maschere: partiva con l’ultimo volo prima di cena e dopo due giorni ritornava, cambiando alcuni elementi, oppure chiedendo un doppione di quelli che avevano passato la selezione.
È stata poi una grande emozione ammirare le mie opere sul grande schermo; inoltre, quando il film vinse un riconoscimento importante anche grazie ad essi, lui tornò un’ultima volta e mi ringraziò personalmente. Queste sono le cose che ripagano di tutta la fatica impiegata.

C’è un sogno che vorrebbe ancora realizzare?
Sì, una grande mostra dedicata proprio alle regine, avente come protagonista la mia Venezia che tanto amo e tutte le donne in qualche modo eroine. Le vere regine dei nostri tempi sono secondo me coloro che sanno educare bene i loro figli, che vanno a lavorare cercando di lasciare qualcosa di positivo nel mondo, le madri e le giovani che con piccoli redditi riescono a fare miracoli. Ecco, vorrei celebrare queste grandi donne, e magari un giorno trovare il modo per scrivere un bel libro.

Info: www.antoniasautter.it

Chiara Giacobelli