18 novembre 2014

Calendario Pirelli, modelle in mostra a Milano

The Cal arriva a Palazzo Reale

Peter Beard, Abu Camp/Jack’s Camp, Botswana 2009 © The Cal – Collezione Pirelli

Palazzo Reale a Milano si candida a polo espositivo clou delle prossime vacanze natalizie.

Alle 3 grandi mostre dedicate a Chagall, Van Gogh e Segantini, si affianca da venerdì una rassegna che mette sotto i riflettori gli scatti più riusciti dei Calendari Pirelli, realizzati dal 1964 a oggi.

Dal 21 novembre 2014 al 22 febbraio 2015, l’esposizione “Forma e Desiderio. The Cal – Collezione Pirelli”, a cura di Walter Guadagnini e Amedeo M. Turello, presenta una selezione di circa 200 fotografie attinte dal ricco archivio messo a disposzione dalla nota società di pneumatici.

Diventato in breve tempo un oggetto di culto, il Calendario da più di 50 anni interpreta i cambiamenti sociali e culturali e anticipa le tendenze delle nuove mode, attraverso l’occhio attento dei più talentuosi maestri contemporanei, da Herb Ritts a Richard Avedon, da Peter Lindberg a Bruce Weber, da Peter Beard a Patrick Demarchelier, dall’autore del Calendario Lavazza 2015 Steve McCurry all’autore di The Cal 2015 Steven Meisel, presentato proprio oggi nel capoluogo lombardo.

“Un progetto che restituisce la giusta dimensione artistica a una delle più importanti campagne di comunicazione degli ultimi cinquant’anni, che ha saputo entrare nell’immaginario di ciascuno di noi grazie al fascino senza tempo delle modelle e al talento dei fotografi che l’hanno realizzato”, ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno.

La mostra si sviluppa attraverso 5 stanze, ognuna delle quali dedicata agli elementi che accomunano le foto contenute nello spazio: dalla seduzione alla provocazione, dal mito all’eleganza.

Apre le danze la sezione “L’incanto del mondo” nella quale vengono presentate quelle fotografie che, almeno fino al 1972, venivano realizzate con l’intento di guidare lo spettatore attraverso due elementi fondamentali come il paesaggio e l’espressione delle modelle.

Ne “Il fotografo e la sua musa (sedotti dall’arte)” si analizza l’omaggio a Leni Riefenstahl che Arthur Elgort le dedicò nel 1990, o quello di Clive Arrowsmith che l’anno successivo elaborò una sequenza di citazioni dei maestri dell’arte quali Delacroix, Velázquez, Rembrandt. Particolare è il caso di Annie Leibovitz che cita testualmente non solo i maestri della fotografia ma alcune precise immagini, al fine di trasformare le pagine del Calendario in una sorta di esercizio di gusto volutamente, e provocatoriamente, accademico.

La sezione “Lo sguardo indiscreto” è incentrata sulle immagini caratterizzate da un misto di provocazione, gioco, trasgressione, che segnano un altro degli elementi caratterizzanti l’identità stessa del Calendario.

Ne “La natura dell’artificio” si potranno ammirare gli scatti di Brian Duffy, di Peter Knapp, fino a raggiungere i vertici nella ricostruzione del mondo per via di geometrie, ispirate dalle tracce del pneumatico sul corpo delle modelle, di Uwe Ommer; o ancora di Barry Lategan, o di Nick Knight, autore di una delle edizioni certo più anomale e sorprendenti, vocata alla sottolineatura di una sperimentazione linguistica che travalica il genere della composizione con figure per arrivare ai limiti della pura astrazione.

La mostra si chiude idealmente con “Il corpo in scena” che rimarca come, nella storia del Calendario, la combinazione tra modella e ambiente ha assunto un ruolo centrale nella concezione della serie realizzata. È questo il caso di Norman Parkinson o di Bert Stern dove persone, luoghi, abiti diventano personaggio, palcoscenico, set cinematografico, costume, studio fotografico non più nascosto allo spettatore ma rivelato nella sua essenza di grande macchina di costruzione di una realtà parallela.

Accompagna la mostra il catalogo GAmm Giunti, con i testi di Walter Guadagnini, Amedeo M. Turello e Alberto Barbera e le note biografiche dei 42 fotografi: un perfetto cadeau di Natale per gli appassioati di fotografia.

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