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Berlinale 2016, arriva Spike Lee

Domenica gran finale

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Quest’anno più che mai il Festival di Berlino ha calato i suoi assi.
Lo avevamo già capito dalla nomina di Meryl Streep in qualità di presidente di giuria accompagnata nell’avventura, tra gli altri, da Clive Owen e l’italiana Alba Rohrwacher, e dalla scelta di aprire la kermesse con Ave Cesare dei fratelli Joel ed Ethan Coen, produzione statunitense fuori concorso che ha portato nella capitale tedesca un red carpet degno di Hollywood con George e Amal Clooney, Tilda Swinton, oltre a Josh Brolin, Channing Tatum e Alden Ehrenreich.

Alla Berlinale 2016, che ha come tema l’immigrazione è arrivato anche Spike Lee, portavoce della polemica contro l’Academy in seguito alla mancanza di candidature ad attori e registi di colore agli Oscar 2016 (ha annunciato che boicotterà la cerimonia di premiazione del prossimo 28 ottobre invitando i colleghi a fare lo stesso ndr).

Il regista di Fa’ la cosa giusta ha presentato alla 66esima edizione della manifestazione dedicata al cinema d’autore il suo Chi-raq, un film che è anche un musical ispirato alla Lisistrata di Aristofane, un atto d’accusa contro la politica americana sulle armi e in fatto di uguali diritti per tutti.

Il titolo della pellicola è un termine coniato dai rapper locali e ovviamente disapprovato dal sindaco Rahm Emanuel, un collegamento tra Chicago, la città dove sono ambientati i fatti e l’Iraq, dove hanno perso la vita oltre 4500 soldati americani.

Berlinale 2016, la giuria

“Ogni giorno negli Stati uniti muoiono una media di 99 persone per colpa delle armi da fuoco – ha sostenuto il Lee in conferenza stampa – La città di Chicago è come una zona di guerra e dall’inizio del 2016 lì sono morte 90 persone”.

John Cusack che nel film interpreta un reverendo di strada ispirato al realmente esistente Michael Pfleger, pronto a stare dalla parte di chi combatte le gangs: “Il mio personaggio rappresenta l’essenza della giustizia sociale: è radicale, guida una chiesa attivista, si dà da fare: Spike ha scritto un personaggio incredibile, sono davvero fiero me lo abbia affidato”.

A Berlino anche il regista di Farhrenheit 9/11 Michael Moore con Where to invade next con cui vuole dimostrare che, fuori dagli Stati Uniti, in altri Paesi del mondo, sono già state trovate soluzioni ai problemi che affliggono gli americani, come in Finlandia, e Michael Grandage con Genius, storia di Max Perkins, celebre e stimato direttore della Charles Scribner’s Sons, la casa editrice di Ernest Hemingway, F.Scott Fitzgerald e Thomas Wolfe. Nel ruolo del protagonista Colin Firth, in quello di Wolfe, Jude Law, tutti e due presenti alla kermesse, insieme al regista.

Tra gli applausi più sentiti, quello per Fuocoammare di Gianfranco Rosi, unico film italiano in concorso a questa edizione della Berlinale, nella sezione Orizzonti, che racconta la tragica realtà dell’immigrazione e degli sbarchi a Lampedusa, attraverso gli occhi di chi ha vissuto in prima persona questa esperienza.