19 febbraio 2016

Alla scoperta della cravatta Sette Pieghe

La regina delle cravatte e dell’eleganza napoletana

Eleganza Napoletana – cravatta Sette Pieghe

La cravatta Sette Pieghe è la regina delle cravatte e dell’eleganza napoletana: settant’anni portati meravigliosamente.

Non tutti conoscono la cravatta Sette Pieghe, la regina indiscussa delle cravatte napoletane. Ma spesso anche quelli che la conoscono, la acquistano e la sfoggiano con orgoglio non conoscono la vera storia di questo accessorio che caratterizza l’eleganza napoletana maschile, iniziata ben settant’anni fa.

Cosa significa cravatta a Sette Pieghe?
Una cravatta Sette Pieghe è una cravatta il cui tessuto, una volta tagliato nei pezzi che compongono la cravatta, viene ripiegato più volte su se stesso prima della cucitura per dotare la cravatta di uno spessore e un corpo maggiori. Una cravatta Sette Pieghe è più pesante e consistente di una cravatta normale, e indossarla da una sensazione di assoluta compostezza del proprio abbigliamento, quasi di protezione. La cravatta sta ben ferma a copertura dei bottoni della camicia, e anche quando ci si muove oscilla appena, potente e regale.

Nasce durante la Seconda Guerra mondiale, in un momento di ristrettezza economica
Negli anni ’40 la cravatta era considerata parte integrante dell’abbigliamento maschile. A partire dai 16 anni, infatti, era inconcepibile per un uomo uscire di casa a qualunque ora del giorno senza indossare la cravatta. Non indossarla equivaleva a essere considerati sciatti e fuori posto, e non meritevoli di considerazione sociale. Insomma, era un po’ come la sottoveste per le signore, guai a non averla. Le cravatte erano molto più corte e strette di oggi, circa 128 cm di lunghezza per massimo 6 di larghezza e dovevano fare un nodo molto piccolo, anche perché molto piccoli erano i colli delle camicie.

Eleganza Napoletana - cravatta Sette Pieghe

Per sfruttare al massimo il tessuto disponibile, che veniva prodotto in pezzi molto più stretti di oggi, i sarti iniziarono a tagliare la cravatta in due pezzi, da cucire insieme successivamente, avendo cura di ripiegare su se stessi i lembi del tessuti per evitare di dover mettere anche “l’anima” della cravatta, la parte di tessuto che si usa ancora oggi per dare consistenza alla cravatta. Eventuali ritagli di tessuto venivano inseriti nel collo, per dare anche quest’ultimo la necessaria consistenza. In questo modo il sarto risparmiava tempo, e utilizzava al massimo tutto il tessuto di cui disponeva.

Si sviluppa a Milano dopo la fine della guerra
Alla fine della guerra, poco prima degli anni del miracolo economico, alcuni grandi marchi milanesi avevano lanciato sul mercato delle linee di cravatte da uomo industriali realizzate in materiali sintetici (nylon, terital, rayon). Per ovviare alla sottigliezza di questo tipo di tessuti avevano fatto ricorso al vecchio stratagemma di utilizzare più tessuto per rinforzare la cravatta nei lati e nel collo. Questo tipo di cravatta ha conosciuto un grande successo negli anni appena successivi alla fine della guerra.

Ma è a Napoli che le sartorie innovano e inventano la moderna cravatta Sette Pieghe
Appena all’inizio degli anni del boom economico le grandi sartorie napoletane iniziano a produrre cravatte Sette Pieghe artigianali. Ma oltre alla antica competenza i sarti napoletani stavolta impiegano tutta la loro creatività per conferire a questo accessorio di indiscutibile eleganza e personalità tutto il suo fascino: tessuti in seta di Como e lavorazione artigianale su misura, anche sfoderata. E dopo altri cinquant’anni di storia la cravatta Sette Pieghe è ancor più la regina indiscussa, il simbolo dell’eleganza napoletana nel mondo.

Eleganza Napoletana - cravatta Sette Pieghe

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