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Alibaba porta il Made in Italy in Cina: “milioni di persone assetate di Italia”

Alibaba, l'e-commerce asiatico porta il Made in Italy in Cina per darlo in pasto alle "360 milioni di persone assetate di Italia"

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E’ stato siglato l’accordo tra Jack Ma, numero uno di Alibaba, e Matteo Renzi: dopo una serie di cinque incontri, il colosso dell’e-commerce ha acconsentito ad aprire una parte del mercato cinese ai prodotti d’eccellenza del Made in Italy. Dopo l’acquisizione di Mei.com da parte di Alibaba, milioni di borghesi cinesi potranno finalmente guardare al lusso europeo anche senza recarsi fisicamente nel nostro Paese: il celebre luxury store cinese, quindi, offrirà da oggi in poi anche i migliori prodotti del Belpaese a tutti coloro che da tempo sognano l’Italia.

Il compito di aprire la Cina al mercato italiano ed europeo del lusso è stato affidato a Mattia Mor, 35enne che ha il compito di introdurre le aziende del settore luxury del “vecchio continente” in quello che è il mercato più grande del mondo: su Mei.com, i cinesi amanti del Made in Italy potranno trovare dall’arredamento al vino sino alla cosmetica passando per la moda e il design. “L’Italia rappresenta in assoluto il Paese perfetto per questo lavoro. Basti vedere l’amore smodato dei consumatori cinesi per i nostri marchi e prodotti a fronte della quantità di beni di alta qualità che siamo capaci ad offrire. E poi non bisogna sottovalutare che la percezione dell’Italia in Oriente è molto più alta di quella che siamo abituati ad avere di noi stessi. Questa è un’occasione unica” ha spiegato Mor.

Se l’obiettivo di Jack Ma è quello di rendere Mei.com il più grande store online di beni di lusso ed esclusivi, Mor sottolinea come per l’Europa questa sia una vera e propria svolta: “Abbiamo l’opportunità di recuperare decenni di assenza sul mercato più grande e più in crescita del mondo evitando investimenti massicci puntando sul digitale che, per esempio, permette a un piccolo laboratorio artigiano di un piccolo distretto italiano di vendere senza sforzo i propri prodotti ai cittadini di una sconosciuta città cinese che magari conta diversi milioni di abitanti”.