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Addio a Andrzej Wajda: maestro del cinema polacco tra lirismo e politica sociale

E' morto a 90 anni il maestro del cinema polacco Andrzej Wajda. Aveva appena ricevuto la candidatura agli Oscar ed era atteso al Festival di Roma

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Si è spento a causa di un’infiammazione polmonare, all’età di 90 anni, il regista Andrzej Wajda; insieme a Kieslowski il regista polacco più noto e acclamato dalla critica. Interprete puntuale – con licenze barocche – delle tragedie che hanno investito il suo Paese, tra nazismo e stalinismo: che in entrambi i casi altro non era che regime.

Lo aspettavamo al Festival di Roma, per la presentazione della sua ultima fatica: Afterimage, scelta fra i titoli stranieri per concorrere ai prossimi Oscar. Una carriera monumentale: 56 film all’attivo, un Leone d’Oro nel 1998, Orso alla carriera nel 2006, Palma d’oro nel 1981 e Oscar onorario nel 2000. Maestro di un cinema sofferto impegnato, e sentito a partire dalla fossa comune che ha accolto il corpo di suo padre, ufficiale di cavalleria fra i 22.000 morti senza nome uccisi per ordine di Stalin nel 1940, durante la guerra contro i tedeschi. Estimatore di Fellini, Welles, Rossellini e Kurosawa e molto attivo anche come sceneggiatore delle proprie opere.

Wajda non ha mai nascosto le forti ispirazioni letterarie che hanno pervaso la sua opera – da Conrad a Dostoevskji –  e l’amore per il teatro, che lo portò a dirigere alcune opere. Riuscì a rimanere un riferimento costante nonostante la lunghissima carriera artistica, gli anni d’oro come regista d’essai furono senza dubbio i Sessanta.

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